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Le creature mostruose nelle leggende della Sardegna

La notte di Halloween 2015 si avvicina sempre di più, perciò quale momento migliore per descrivervi qualche personaggio mostruoso della tradizione della Sardegna se non questo? Tra tante leggende scoprirete che in fondo un personaggio pare sia realmente esistito e si sia dato da fare almeno fino a non troppi anni fa. Proseguite la lettura ed entrerete in un mondo fantastico, scoprendo uno degli aspetti più magici e misteriosi della Sardegna, sapientemente e preziosamente conservato e tramandato dagli anziani di questa meravigliosa isola.
Sa Musca Macedda (la mosca macellaia): la leggenda di questa orribile creatura ha origine durante il Medioevo, quando anche la Sardegna conobbe le devastanti conseguenze della peste. Nella tradizione popolare Sa Musca Macedda è un insetto mostruoso, grande quanto una pecora, dotato di un lungo e e affilatissimo pungiglione. Questi esseri sarebbero stati rinchiusi in alcuni forzieri posti a fianco ai tesori sepolti nell'isola e chiunque avesse liberato il terribile sciame sarebbe stato ucciso insieme agli abitanti del paese e di altri sette paesi vicini.
S'Accabadora: è sicuramente la figura sarda più legata al tema della morte, così legata che c'è chi sostiene con certezza che questo personaggio sia realmente esistito fino a non troppo tempo fa . S'Accabadora (colei che finisce) era una donna che uccideva persone anziane sofferenti e ormai prossime alla morte: si potrebbe dire che praticasse un servizio di eutanasia. Si dice che entrasse nella stanza del moribondo vestita di nero e con il volto coperto e che uccidesse l'anziano soffocando con un cuscino, oppure colpendolo sulla fronte con una sorta di martello di legno oppure ancora strangolandolo tra le sue gambe. Si hanno prove dell'esistenza di questa figura fino agli anni Venti del Novecento: nei paesi di Luras e Oristano.
Mommotti: noto anche come Tziu Bobbotti, era una sorta di omone alto dall'aspetto scuro o, più semplicemente, un “uomo nero”. Il suo nome deriverebbe da un corsaro di nome Mohammed, di origini arabe e dalla pelle scura, che nel Medioevo depredò parecchi villaggi sardi nel cuore della notte. Questa figura è sinonimo quindi della paura, del timore insito nel buio e nella notte.
Janas: nella fantasia dei sardi sono fate di minuscola statura, incantatrici, con una voce deliziosa e bellissime. In alcuni paesi della Sardegna si ritiene che fossero esseri indifferenti o benefici per la vita dell'uomo, in altri, invece, capaci di ogni malefizio. È curioso quanto viene riportato a Tonara sul conto delle Janas: queste stendevano un velo bianco davanti alle loro caverne che attirava i viandanti, che venivano poi catturati dai nani e condotti dalla Jana che succhiava loro il sangue.
Cogas: ultime di sette figlie femmine, sono donne con una croce pelosa sulla schiena e una minuscola coda che conducono apparentemente una vita normale ma che in relatà sono stremamente assetate di sangue. Le loro vittime preferite sono i neonati, specialmente quelli non ancora battezzati. La leggenda narra che chiunque possa trasformarsi in coga seguendo un particolare rituale.
S'Erkitu: secondo la leggenda sarebbe un essere per metà uomo metà toro, con grandi corna d'acciaio. Trasformarsi in Erkitu significa aver commesso gravi peccati ed essere stati puniti dalla giustizia divina  a vagare ogni notte a seguito di un'orda di demoni. L'orrenda creatura preannuncia la morte delle persone muggendo per tre volte davanti alla loro casa. La maledizione di s'Erkitu può essere spezzata soltanto se qualcuno estremamente coraggioso riesce a tagliargli le corna.
Panas: queste creature sono legate a una tristissima sorte: sono spettri di donne morte durante il parto, condannate a tornare sulla terra per sette anni nelle ore notturne, per recarsi lungo un corso d'acqua a lavare i propri panni insanguinati o quelli del proprio figlioletto. La loro condanna prevedeva inoltre l'assoluto silenzio e il divieto di interrompere il lavoro: se qualcuno le avesse disturbate interrompendo il loro lavoro, queste avrebbero dovuto ricominciare la penitenza daccapo e si sarebbero vendicate spruzzando addosso acqua che però bruciava come il fuoco. Questa leggenda tenne lontano le donne sarde dai corsi d'acqua durante la notte per parecchio tempo.
Se volete scoprire la Sardegna in un periodo insolito, con gli incredibili colori dell'autunno, e di assistere a degli eventi davvero particolari, noi vi suggeriamo di partecipare ad Autunno in Barbagia, una manifestazione che permette ai visitatori di conoscere e apprezzare la bellezza dei paesi della Barbagia, cuore della Sardegna, con le loro tradizioni, la loro cucina, il loro artigianato, le loro usanze, oppure Su Prugadoriu, nel piccolo paese di Seui, dove per tre giorni, in occasione della commemorazione dei defunti, si aprono ai visitatori gli antichi magazzini dove si possono degustare vini e altri prodotti locali e ammirare i manufatti dell'artigianato, con musica e balli che fanno da cornice: l'atmosfera che qui si vive si vive è quella del borgo medievale, tra il chiaroscuro di luci soffuse e l’antica tradizione dei mastri, un vero e proprio tuffo nel passato.
Affitta una casa vacanza in Sardegna e scopri la bellezza di quest'isola in autunno con Explore Sardinia.

La notte di Halloween 2014 si avvicina sempre di più, perciò quale momento migliore per descrivervi qualche personaggio mostruoso della tradizione della Sardegna se non questo? Tra tante leggende scoprirete che in fondo un personaggio pare sia realmente esistito e si sia dato da fare almeno fino a non troppi anni fa. Proseguite la lettura ed entrerete in un mondo fantastico, scoprendo uno degli aspetti più magici e misteriosi della Sardegna, sapientemente e preziosamente conservato e tramandato dagli anziani di questa meravigliosa isola.

Sa Musca Macedda (la mosca macellaia): la leggenda di questa orribile creatura ha origine durante il Medioevo, quando anche la Sardegna conobbe le devastanti conseguenze della peste. Nella tradizione popolare sa Musca Macedda è un insetto mostruoso, grande quanto una pecora, dotato di un lungo e affilatissimo pungiglione. Questi esseri sarebbero stati rinchiusi in alcuni forzieri posti a fianco ai tesori sepolti nell'isola e chiunque avesse liberato il terribile sciame sarebbe stato ucciso insieme agli abitanti del paese e di altri sette paesi vicini.

S'Accabadora: è sicuramente la figura sarda più legata al tema della morte, così legata che c'è chi sostiene con certezza che questo personaggio sia realmente esistito fino a non troppo tempo fa. S'Accabadora (colei che finisce) era una donna che uccideva persone anziane sofferenti e ormai prossime alla morte: si potrebbe dire che praticasse un servizio di eutanasia. Si dice che entrasse nella stanza del moribondo vestita di nero e con il volto coperto e che uccidesse l'anziano soffocandolo con un cuscino, oppure colpendolo sulla fronte con una sorta di martello di legno oppure ancora strangolandolo tra le sue gambe. Si hanno prove dell'esistenza di questa figura fino agli anni Venti del Novecento nei paesi di Luras e Oristano.

Mommotti: noto anche come Tziu Bobbotti, era una sorta di omone alto dall'aspetto scuro o, più semplicemente, un “uomo nero”. Il suo nome deriverebbe da un corsaro di nome Mohammed, di origini arabe e dalla pelle scura, che nel Medioevo depredò parecchi villaggi sardi nel cuore della notte. Questa figura è sinonimo quindi della paura, del timore insito nel buio e nella notte.

Janas: nella fantasia dei sardi sono fate di minuscola statura, incantatrici, con una voce deliziosa e bellissime. In alcuni paesi della Sardegna si ritiene che fossero esseri indifferenti o benefici per la vita dell'uomo, in altri, invece, capaci di ogni malefizio. È curioso quanto viene riportato a Tonara sul conto delle Janas: queste stendevano un velo bianco davanti alle loro caverne che attirava i viandanti, che venivano poi catturati dai nani e condotti dalla Jana che succhiava loro il sangue.

Cogas: ultime di sette figlie femmine, sono donne con una croce pelosa sulla schiena e una minuscola coda che conducono apparentemente una vita normale ma che in relatà sono estremamente assetate di sangue. Le loro vittime preferite sono i neonati, specialmente quelli non ancora battezzati. La leggenda narra che chiunque possa trasformarsi in coga seguendo un particolare rituale.

S'Erkitu: secondo la leggenda sarebbe un essere per metà uomo e per metà toro, con grandi corna d'acciaio. Trasformarsi in Erkitu significa aver commesso gravi peccati ed essere stati puniti dalla giustizia divina  a vagare ogni notte a seguito di un'orda di demoni. L'orrenda creatura preannuncia la morte delle persone muggendo per tre volte davanti alla loro casa. La maledizione di s'Erkitu può essere spezzata soltanto se qualcuno estremamente coraggioso riesce a tagliargli le corna.

Panas: queste creature sono legate a una tristissima sorte: sono spettri di donne morte durante il parto, condannate a tornare sulla terra per sette anni nelle ore notturne, per recarsi lungo un corso d'acqua a lavare i propri panni insanguinati o quelli del proprio figlioletto. La loro condanna prevedeva inoltre l'assoluto silenzio e il divieto di interrompere il lavoro: se qualcuno le avesse disturbate interrompendo il loro lavoro, queste avrebbero dovuto ricominciare la penitenza daccapo e si sarebbero vendicate spruzzando addosso acqua che però bruciava come il fuoco. Questa leggenda tenne lontano le donne sarde dai corsi d'acqua durante la notte per parecchio tempo.

Se volete scoprire la Sardegna in un periodo insolito, con gli incredibili colori dell'autunno, e assistere a degli eventi davvero particolari, noi vi suggeriamo di partecipare ad Autunno in Barbagia, una manifestazione che permette ai visitatori di conoscere e apprezzare la bellezza dei paesi della Barbagia, cuore della Sardegna, con le loro tradizioni, la loro cucina, il loro artigianato, le loro usanze, oppure Su Prugadoriu, nel piccolo paese di Seui, dove per tre giorni, in occasione della commemorazione dei defunti, si aprono ai visitatori gli antichi magazzini dove si possono degustare vini e altri prodotti locali e ammirare i manufatti dell'artigianato, con musica e balli che fanno da cornice: l'atmosfera che qui si vive è quella del borgo medievale, tra il chiaroscuro di luci soffuse e l’antica tradizione dei mastri, un vero e proprio tuffo nel passato.

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